Microplastiche: la metodologia standardizzata per il monitoraggio
La decisione delegata n. 2024/1441 ha, di fatto, fissato specifiche misure cautelative a beneficio della prevenzione e della tutela della salute umana

(Microplastiche: la metodologia standardizzata per il monitoraggio)

Con la decisione delegata n. 2024/1441 è stata indicata una metodologia standardizzata per monitorare la presenza delle microplastiche lungo lo stato della catena di approvvigionamento idrico, dettando, implicitamente, specifiche misure cautelative a beneficio della prevenzione e della tutela della salute umana.

La direttiva n. 2019/904 del Parlamento Europeo e del Consiglio (cosiddetta “direttiva Sup” - single use plastic) sulla riduzione dell’incidenza dei prodotti di plastica sull’ambiente, attuata in Italia con il D.Lgs. n. 196/2021, ha messo al bando la plastica monouso. Le problematiche di dispersione e degradazione sono legate alla dimensione delle particelle; microplastiche (< 5 mm) e nanoplastiche (< 1 µm) sono potenzialmente pericolose in quanto il contatto diretto, l’esposizione o l’ingestione mediante alimenti contaminati da parte di organismi viventi possono cagionare danni irreversibili alla salute.
L’eterogeneità delle materie plastiche, in termini di dimensioni, forma e composizione chimica, richiede l’applicazione di tecniche analitiche ad hoc. Le caratteristiche chimiche e fisiche delle microplastiche possono mutare in funzione dello stato di degradazione, complicando la procedura per l’identificazione e la quantificazione in relazione ai rischi per la salute.

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L’organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ritiene che, attualmente, non vi sia evidenza degli effetti negativi dell’ingestione delle microplastiche, sebbene la qualità e la quantità dei dati disponibili non forniscano certezze e sia indispensabile approfondire analisi e valutazioni tossicologiche. A questo proposito, occorre distinguere fra tossicità diretta e indiretta.
Nel primo caso, è stato riscontrato che solo le particelle di dimensioni inferiori ai 150 µm possono essere assorbite da organi e tessuti, mentre le particelle più grandi possono cagionare disturbi gastrointestinali e respiratori, provocando lievi irritazioni o infiammazioni.
Più delicata è la questione della tossicità indiretta: la superficie delle microplastiche funge da vettore di inquinanti e patogeni, come idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili e pesticidi, o assiste la proliferazione di depositi batterici.

(Microplastiche: la metodologia standardizzata per il monitoraggio)

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